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ATTIVITÀ CARITATIVE – prova

ATTIVITÀ CARITATIVE – prova

ATTIVITÀ CARITATIVE

La Fondazione Homo Viator San Teobaldo crede fermamente nell’importanza della conoscenza, condivisione ed aiuto alle attività caritative, che si incontrano lungo l’esperienza del pellegrinaggio.
Si tratta di persone che operano nei luoghi visitati e che hanno a cura progetti, azioni, missioni o idee a favore della popolazione cristiana e non del posto.
I pellegrinaggi diventano, quindi, un’occasione per incontrare luoghi che raccontano, conoscere veri testimoni ed essere solidali con loro.
Per questo motivo crediamo sia giusto definire le attività caritative con la denominazione “Pietre Vive”.

EFFETÀ BETLEMME

LA STORIA

L’Istituto “Effetà Paolo VI” è sorto a Betlemme per desiderio di Papa Paolo VI durante la Sua visita in Terra Santa nel 1964. In quell’occasione Sua Santità constatò la presenza di numerosi bambini non udenti privi di assistenza, ed espresse il desiderio che fosse realizzata un’opera educativa per la loro riabilitazione.
Il 30 giugno 1971 il Cardinale Massimiliano Furstemberg inaugurò la Scuola, la cui gestione fu affidata alla Congregazione delle Suore Maestre di Santa Dorotea, Figlie dei Sacri Cuori di Vicenza (Italia), già presenti in Terra Santa dal 1927.
Il 6 settembre 1971 ventiquattro bambini audiolesi iniziarono il programma riabilitativo audiofonetico con un curriculum scolastico che, secondo la normativa, prevedeva la conclusione alla sesta classe. Oggi la scuola accoglie circa 150 bambini e ragazzi, con possibilità di conseguire il diploma della scuola superiore.

LO SCOPO

Le finalità principali del Centro sono la formazione e la preparazione dei suoi studenti ad affrontare la società con la consapevolezza che la sordità non è un ostacolo per un’affermazione personale nell’ambiente civile. È un luogo di incontro, di amicizia, di educazione, di cultura, dove il silenzio dell’ascolto diverso, della comunicazione alternativa è custodito dall’impegno e dall’amore. Da ricordare anche il difficile contesto in cui sorge la scuola: l’Istituto Effetà Paolo VI si trova a Betlemme, nei territori della Cisgiordania, a circa 10 km da Gerusalemme, dalla quale è separato dall’alto muro costruito dagli ebrei. In una città abitata da palestinesi, arabi musulmani e arabi cristiani che vivono di artigianato e di poco turismo, la scuola, è anche il centro di una forte azione sociale.

CARITAS BABY HOSPITAL BETLEMME

Le porte del Caritas Baby Hospital sono aperte ogni giorno, senza interruzione, dal 1952 per bambini ammalati e per le madri, indipendentemente dalla loro religione e dalla loro estrazione sociale. La notte di Natale del 1952, il prete svizzero padre Ernst Schnydrig, stava recandosi alla messa nella Basilica della Natività. Nel breve tragitto che lo portava alla chiese, passando vicino ad un campo profughi, incontrò un uomo palestinese intento a seppellire il proprio figlio morto per mancanza di cure mediche di base. Da quell’incontro nacque il sogno di un ospedale aperto a tutti i bambini.
Oggi, il Caritas Baby Hospital è diventato un’oasi di tranquillità e di pace per i piccoli e per le loro famiglie che vivono in Cisgiordania. In quest’area abitano circa 300mila bambini, privi di una reale possibilità di assistenza sanitaria. Nella regione, il Caritas Baby Hospital rappresenta una struttura insostituibile. La situazione di continua crisi e conflitto nella Striscia di Gaza ha portato anche bambini di quel piccolo lembo di terra ad essere curati nel Caritas Baby Hospital.

Ogni anno dal poliambulatorio del Caritas Baby Hospital passano 48.000 bambini. Nei 74 letti dei reparti vengono accolti quasi 5.000 piccoli degenti.

A fine 2019 è partita la costruzione della nuova Unità di Osservazione Pediatrica Breve. Negli ultimi anni è stata creata l’Unità di Terapia Intensiva: l’ospedale è ben attrezzato anche per la gestione delle emergenze e il trattamento di piccoli pazienti in condizioni critiche. Nell’ottobre del 2014 è stata inaugurata la “Play Room” (Stanza dei Giochi”), in cui i bambini possono giocare e studiare e, in questo modo, guarire.

PROGETTO BELLEZZA IN RICAMO

Operazione ricami palestinesi

“Bellezza in ricamo” è un progetto a favore delle donne palestinesi, la responsabile dell’operazione è Sr. Gemmalisa Mezzaro, elisabettina che opera presso il Caritas Baby Hospital a Betlemme.

Dall’inizio della seconda intifada (28 Settembre 2000), le condizioni di vita della popolazione di Betlemme sono diventate particolarmente difficili. Attraverso questa iniziativa le donne in difficoltà economiche possono, grazie al lavoro del ricamo, possono avere la possibilità di un piccolo guadagno per la propria famiglia. Inoltre hanno l’opportunità di aprire i loro interessi a qualcosa di utile e allo stesso tempo piacevole, aiutandole a mantenere creatività e dinamismo.

Insegnare e incoraggiare il lavoro di ricamo risulta un’azione di grande valore educativo: le donne palestinesi riscoprono la bellezza della loro cultura e delle loro genuine tradizioni, tramite l’apprezzamento che viene dato al loro valoro.
I vari ricami (cuscini, foulard, astucci, portacellulari, segnalibri, sacchettini per confetti ecc.) possono essere utilizzati per confezionare bomboniere per battesimi, comunioni, matrimoni e nei mercatini missionari.

TENDA DELLE NAZIONI

Daoud Nassar abita in una fattoria su una collina che si trova a circa quindici chilometri da Betlemme, nel pieno dei Territori palestinesi. Fu suo nonno ad acquistare quel terreno quando la Palestina era ancora sotto l’impero Ottomano, nel 1916. Daoud e i suoi fratelli, come suo padre prima di loro, crescono su quella collina e rimangono fedelmente legati a quel luogo.

Ma in quell’angolo di mondo la terra è una coperta troppo corta, che spesso viene conquistata strappandola ai vicini. Per comprare l’ultima collina della zona rimasta in mano a una famiglia palestinese, gli israeliani offrono a Daoud addirittura un assegno in bianco, ma la sua risposta è chiara e coraggiosa: «La nostra terra è la nostra madre. E la nostra madre non è in vendita».

Daoud non si arrende e decide di non rispondere alla violenza con la violenza, anzi, apre la sua fattoria a chiunque voglia andare a trovarlo, accoglie da numerose parti del mondo volontari che condividono l’idea di resistenza non-violenta e che vengono per dargli una mano. La vera missione di Daoud è aprire spazi di conoscenza e di comunicazione: dalla sua fattoria passano tante persone, a partire da israeliani e palestinesi.

Nelle tende che ospitano i volontari tutti hanno la possibilità di guardarsi negli occhi e di provare a dialogare. Forse non saranno quei piccoli e timidi incontri a cambiare la storia, ma è dai gesti concreti di persone come Daoud che si inizia a costruire la pace, anche in quei luoghi dove sembra impossibile liberarsi dalla logica del conflitto.

TARSHIHA NORD GALILEA

Tarshiha, è il nome arabo di una località del nord della Galilea nel territorio di Israele e vive una minoranza cristiana greco-cattolica in comunione piena con la Chiesa cattolica. Tarshiha ha anche la presenza dei cristiani ortodossi, dei musulmani, circondati da un’innumerevole presenza di ebrei. La minoranza cristiana greco-cattolica non raggiunge il 3% della popolazione di Tarshiha.

Ad oggi, la comunità è retta da padre Gibran, con la presenza di un consiglio pastorale attivo e dinamico e le Suore Dorotee di Vicenza. E’ indispensabile aiutare la minoranza cristiana di Terra Santa a rimanere in questa terra, altrimenti si corre il rischio di una continua escalation di abbandono delle proprie case e del proprio paese.

CUSTODIA DI TERRA SANTA

La Custodia di Terra Santa è stata promossa, ideata, pensata da San Francesco nel suo primo pellegrinaggio in Terra Santa nel 1219-20. La sua idea era quella di fare una crociata pacifica e una presenza francescana che potesse custodire i luoghi santi ma anche preservare, educare, sostenere anche persone che abitano i luoghi santi cristiane, ebree e musulmane.
È proprio nella città di Gerusalemme che, da più di sette secoli, vivono e operano i frati francescani, a nome della Chiesa tutta. La loro missione si chiama Custodia di Terra Santa e i francescani oggi come ieri vi continuano la loro opera, fedeli alla condizione di missionari e di profeti di riconciliazione e di pace.

Custodire i Luoghi santificati dalla presenza di Gesù ha delle modalità concrete. Esse si esprimono con l’animazione delle liturgie nei santuari sia per i pellegrini che per le chiese locali, con l’accoglienza dei pellegrini che giungono da tutte le parti del mondo per pregare e sostare in questi Luoghi e mantenere le strutture di tali Luoghi nel loro corretto funzionamento. Accanto ai Luoghi Santi sono presenti le chiese locali. Le comunità locali sono costituite da parrocchie di diversi riti e tradizioni, sia cattoliche che ortodosse (occidentali ed orientali). Amare le pietre che custodiscono la memoria di Gesù li spinge ad amare le pietre vive, le comunità cristiane, che da sempre vivono in quei luoghi. Sono numerose le attività formative e sociali della Custodia per il supporto alla presenza cristiana in Terra Santa: scuole, costruzione di abitazioni, aiuto alle diverse forme di povertà.

Vi è poi lo Studium Biblicum Franciscanum, facoltà di scienze bibliche e archeologia. È una delle massime istituzioni scientifiche per la ricerca e l’insegnamento accademico della Sacra Scrittura e dell’archeologia dei paesi biblici. Ideato dalla Custodia francescana di Terra Santa nel 1901, opera ininterrottamente dal 1924.

MACHSOM WATCH

Machsom Watch è un movimento pacifista e non violento di donne israeliane di varia estrazione sociale, che si oppongono alla politica di occupazione israeliana e alla negazione del diritto dei palestinesi “di muoversi liberamente nella loro terra”.
Dal 2001, trascorrono le loro giornate ai posti di blocco dell’esercito israeliano in Cisgiordania, lungo il muro di separazione e nella Seam Zone, nelle strade principali e in quelle sterrate, negli uffici dell’amministrazione civile e nei tribunali militari. Con Seam Zone si definisce una zona di terra in Cisgiordania situata ad est della Linea Verde e ad ovest della barriera di separazione israeliana, popolata in gran parte dagli israeliani negli insediamenti come Alfei Menashe, Ariel, Beit Arye, Modi’in Illit, Giv ‘a Ze’ev, Ma’ale Adumim, Beitar Illit e Efrat.

Documentano regolarmente ciò che vedono e sentono, niente di più. I rapporti delle loro osservazioni sono pubblicate sul loro sito Machsom Watch e inviate ai funzionari pubblici e ai rappresentanti eletti. Con le loro relazioni, che rivelano la realtà di tutti i giorni, cercano di informare l’opinione pubblica nel Paese e nel mondo, e di fare pressione sulla società civile per porre fine alla stressante quotidianità di cittadini israeliani e palestinesi.

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